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	<description>Unione Sindacale Giornalisti Freelance</description>
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		<title>INTERCETTAZIONI/Lo sciopero va fatto, ma durante i mondiali</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Jun 2010 01:16:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>USGF</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il segretario della Fnsi (Federazione Nazionale della Stampa Italiana),  Franco Siddi ha annunciato per il 9 luglio &#8220;la giornata del silenzio per  la stampa italiana con lo sciopero generale contro il ddl  intercettazioni. Dovrà coincidere con la giornata finale di discussione  del ddl &#8211; ha spiegato Siddi &#8211; quindi se sarà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il segretario della Fnsi (Federazione Nazionale della Stampa Italiana),  Franco Siddi ha annunciato per il 9 luglio &#8220;la giornata del silenzio per  la stampa italiana con lo sciopero generale contro il ddl  intercettazioni. Dovrà coincidere con la giornata finale di discussione  del ddl &#8211; ha spiegato Siddi &#8211; quindi se sarà altrimenti cambieremo la  data&#8221;. No, davvero, una volta in più c&#8217;è qualcosa che non si capisce.  Abbiamo una occasione d&#8217;oro: i mondiali di calcio, e si aspetta il 9  luglio?<br />
<span id="more-189"></span><br />
Da anni l&#8217;Italia è un regime mediatico. Non lo si può ignorare.  Le  marchette più succose, quelle meglio confezionate, sono politiche,  perché hanno permesso un letargo progressivo dei cervelli e della  volontà di azione. La nostra categoria ha delle responsabilità molto  forti su quanto sta accadendo.</p>
<p>Poi è vero, ci sono le eccezioni, con colleghi coraggiosi, articoli  seri, trasmissioni che non hanno chinato la testa. E&#8217; un fronte che va  allargato, perché serve a mantenere viva la libertà, che non è  misurabile, ma è come l&#8217;aria, serve a tenerci in vita.</p>
<p>E&#8217; vero, siamo delusi da questo sindacato che ha firmato un contratto  infame, che cialtronescamente gioca sulla pelle dei freelance, che si  indigna a parole, e nella pratica non agisce, ma almeno questa volta ci  aspettavomo un sussulto di coraggio, di dignità: uno sciopero a  oltranza, per esempio, a partire dai mondiali tanto per far vedere che  abbiamo muscoli da mostrare e per avvisare il padrone del vapore che  questa volta, no. Questa volta non si cede a meno che il ddl non sia  cambiato, anzi cancellato.</p>
<p>Ci hanno insegnato che queste azioni si promuovono prima, e non dopo,  quando è troppo tardi. Molto più serio l&#8217;Ordine, che invita alla  disobbedienza civile. Dice  il segretario nazionale dell&#8217;Ordine, Enzo  Iacopino, in un comunicato:  &#8221;L&#8217;Ordine risponderà in sintonia con gli  altri enti di categoria a questa sfida che è un atto di violenza alla  Costituzione e ai cittadini italiani&#8221;.</p>
<p>&#8220;Il tempo delle parole è purtroppo finito &#8211; continua Iacopino &#8211; ed ha  spazzato via la speranza&#8221;. L&#8217;Ordine spera che ci sia la possibilità &#8220;che  la Camera recuperi spazi che garantiscano ai cittadini il diritto di  essere informati in maniera piena. Ma c&#8217;è la consapevolezza che la  determinazione di alcuni in grado di decidere con un semplice gesto chi  sarà parlamentare e chi no, in occasione di elezioni nelle qual  ideputati e senatori sono di fatto nominati da un gruppetto di persone,  non consente di farsi illusioni di sorta&#8221;.</p>
<p>Pertanto sono queste le condizioni, conclude Iacopino, per dare il via  alle proteste &#8220;più estreme dei giornalisti inevitabile risposta alla  ostinazione e alle chiusure della maggioranza. C&#8217;è il dovere della  disobbedienza civile davanti a norme che violano il diritto  costituzionale dei cittadini di sapere per valutare e compiere scelte  consapevoli&#8221;. Si può essere solo d&#8217;accordo. Ma rimane una domanda  aperta: chi pagherà le sanzioni ai freelance che intendono difendere i  diritti costituzionali e opteranno per la disobbedienza civile?</p>
<p>Siddi, Stigliano, Besana, diteci qualcosa, voi che siete così  coraggiosi, attenti alle necessità della categoria nel suo insieme e  pure combattivi!</p>
<p>USGF<br />
Unione Sindacale Giornalisti Freelance</p>
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		<title>DALLE NOSTRE AGENTI A CADICE</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 20:01:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L’Usgf manda due Alessandre   al Congresso mondiale dei giornalisti
Dopo un viaggio avventuroso  e  piuttosto rocambolesco, la scorsa settimana, siamo riuscite  a partecipare a un giorno e mezzo di lavori del Congresso mondiale  dell’International  Federation of Journalists a Cadice, in Spagna. 
Partendo ci aspettavamo di  incontrare giornalisti di tutti i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">L’Usgf manda due Alessandre   al Congresso mondiale dei giornalisti</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Dopo un viaggio avventuroso  e  piuttosto rocambolesco, la scorsa settimana, siamo riuscite  a partecipare a un giorno e mezzo di lavori del Congresso mondiale  dell’International  Federation of Journalists a Cadice, in Spagna. </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Partendo ci aspettavamo di  incontrare giornalisti di tutti i paesi e di immergerci in un contesto  internazionale. Arrivate ci siamo rese conto che il Congresso è  molto di più. Ogni intervento sulla situazione specifica di un paese  o di un’area (alcuni erano frutto di tavoli impostati sui vari  continenti),  regalava una serie di riflessioni a catena, di spunti e suggerimenti  per confrontarci e discutere tra di noi e ai tavoli da pranzo per ore.  Ne abbiamo ricavato molte idee per i nostri gruppi di lavoro e per  l’Usgf.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"><span id="more-182"></span><br />
</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Il congresso mondiale,  dicevamo,  ci ha regalato molto di più di quello che ci si aspettava. Perché  oltre a quello che abbiamo ascoltato nel Teatro reale a San Ferdinando  (cittadina nei pressi di Cadice) martedì e nel Centro congressi a un  passo dal porto di Cadice, mercoledì , sono stati molto utili i dialoghi   a margine degli incontri ufficiali con tanti giornalisti, tra cui un  tedesco, un camerunese, una malese e decine di altri.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Si inizia, con timidezza, a  raccontare le problematiche del nostro mestiere o si risponde a una  provocazione di un giornalista del Togo sul perché gli italiani  votano Berlusconi, e alla fine si arriva a capire che i problemi sono  gli stessi e l’Ifg costituisce davvero una forza internazionale, una  pressione fondamentale per risolverne qualcuno, arrivando a favorire  nomine di segretari di sindacati freelance e donne (ce n’è una in  Mauritania).</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Un giornalista camerunese,  ad esempio, raccontava della morte per torture ai primi di aprile di  un  collega imprigionato dai servizi segreti per aver indagato  sulle spese gonfiate dal governo per l’acquisto di una nave e per  aver chiesto, sempre al governo, la veridicità di un documento di cui  era entrato in possesso.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> A parte esserci chieste come  mai notizie simili non bucano mai il nostro video e non se ne parla  neppure sui nostri giornali, gli abbiamo spiegato che, senza torture  certo, ma anche da noi non è facile avere accesso ai dati e ottenere  risposte dalle amministrazioni (ad esempio di recente una di noi ha  chiesto un’intervista all’Invalsi – Istituto nazionale per la  valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione –  , un istituto finanziato dal nostro Miur – Ministero dell’Istruzione  – senza ottenere niente).</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Il camerunese era molto  sollevato.  Lui vorrebbe che nel suo Stato ci fosse una legge che obbliga gli  amministratori  pubblici a dare rendiconto del proprio operato e rispondere ai  giornalisti.  Ci siamo chiesti che cosa sia successo della nostra legge sulla  trasparenza.  Facciamo questo esempio per dare l’idea di come il Congresso sia  l’occasione  di parlare faccia a faccia di questioni inerenti il nostro lavoro. </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Il congresso ha anche  attraversato  temi trasversali come la professionalità, i new media, il ruolo  dei blogger e la formazione, che resta una questione centrale per creare   buoni informatori. Un americano, ad esempio, davanti alla disoccupazione   crescente e al fatto che tanti ex occupati siano diventati freelance  ha spiegato che negli Usa hanno organizzato corsi di formazione sul  video giornalismo e che ne vogliono fare altri su come fare il nostro  lavoro (ad esempio è meglio basare un articolo sempre su due fonti  anziché su una).</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">La cosa interessante è  che aprono questi corsi, e quindi il sindacato, anche ai blogger ,nella  speranza di avere domani giornalisti migliori. Molti paesi hanno creato  sindacati allargati a diverse professioni (ad esempio tutte quelle  inerenti  la comunicazione, compresi gli uffici stampa ormai parte integrante  del lavoro di molti freelance) oppure aderiscono a confederazioni.  Insomma  ci è sembrato che molto si muova fuori dei nostri confini. </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Un ultimo spunto e invito:  studiate le lingue straniere. Studiatene il più possibile. Ascoltare  un discorso in francese e in inglese è fondamentale ma non sufficiente.  Parlare a qualcuno nella sua lingua, pur nelle difficoltà di trovare  le parole giuste, porta a una comunicazione più efficace. </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Vogliamo infine ringraziare  quelli che hanno finanziato il nostro viaggio, gli aderenti all’Usgf,  che contribuiscono alla sopravvivenza del gruppo.  In attesa, ci  auguriamo che l’Fnsi riconosca di avere una risorsa (e non un problema)  tra i suoi iscritti, e finalmente ci riconosca e ci finanzi.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Il nostro lavoro non termina  con questa lettera. Ci impegnano a portare gli spunti raccolti nei  gruppi  tematici. </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Grazie ancora a tutti </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Alessandra Lombardi</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Alessandra Fava<br />
Unione Sindacale Giornalisti Freelance</span></p>
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		<title>COMMISSIONI  LAVORO AUTONOMO  USGF  DECIDE DI  RESTARNE FUORI</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 21:54:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>USGF</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Usgf ha deciso di non entrare a far parte delle commissioni sul lavoro autonomo.
Due i motivi sostanziali:
-        Dopo aver lavorato per creare un organismo di base e criticato la nascita stessa delle commissioni, non può legittimarle.
E non perché sono una realtà creata dalla dirigenza Fnsi, ma perché per statuto non avranno mai  completa  libertà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Usgf ha deciso di non entrare a far parte delle commissioni sul lavoro autonomo.</p>
<p>Due i motivi sostanziali:</p>
<p>-        Dopo aver lavorato per creare un organismo di base e criticato la nascita stessa delle commissioni, non può legittimarle.<br />
E non perché sono una realtà creata dalla dirigenza Fnsi, ma perché per statuto non avranno mai  completa  libertà di azione.</p>
<p>-        Legittimando le commissioni, tacitamente, si delegittima non solo l&#8217;esistenza stessa dell&#8217;Usgf, ma anche il concetto di organismo di base,<br />
unica via percorribile oggi per la difesa dei freelance.</p>
<p>Ora, partendo dal presupposto che nessuno è contro la Fnsi (Usgf ha chiesto di farne parte) ma piuttosto sì è contro le scelte della sua dirigenza,<br />
è opportuno che chi aderisce a Usgf  non si faccia coinvolgere nelle attività delle commissioni.<br />
Per creare un&#8217;identità comune e, soprattutto, per non essere strumentalizzati.</p>
<p><span id="more-176"></span></p>
<p>Siamo ormai entrati nella fase di campagna elettorale per il sindacato. Smontarci, dividerci e affossarci è il compito primario di chi vuole continuare a gestirlo in questo modo. Il 18 maggio, in una nota, Franco Siddi dichiarava che nel 2001 e nel 2006, Fnsi aveva analizzato la situazione dei freelance e la sua drammaticità. Perché nonostante tutto non si è mosso un dito per risolverla? Perché l&#8217;organismo di base da noi proposto (mozione approvata all’unanimità) al congresso di Saint Vincent nel 2004 prima e ribadito a Castellaneta nel 2007 non è stato realizzato? Perché le commissioni sul lavoro autonomo sono nate solo ora? Perché le due correnti principali, unite nell&#8217;abbattere la nascita dell&#8217;organismo di base ora si scaricano addosso le responsabilità? E perché per farle funzionare ci sono venuti a cercare? Ci vogliono usare per ricavarne i meriti? Ci vogliono usare per farci fallire e ridimensionare? Ci vogliono usare per accusarci di essere alla ricerca di una poltrona?</p>
<p>In realtà l&#8217;attuale dirigenza della Fnsi non ha la minima intenzione di concedere ai freelance un organismo di base per due semplici motivi.</p>
<p>-        Il primo è che approvandolo perderebbe il controllo dei freelance,  destinati  a diventare la maggioranza dei giornalisti .</p>
<p>-        Il secondo perché temono che, uniti in un organismo di base, oggi i freelance, come è accaduto con Roberto Natale UsigRai,<br />
possano scalare la dirigenza della stessa Fnsi.</p>
<p>Essere fuori dalle commissioni, non significa uscire dalla  Fnsi, anzi, chi ha incarichi nel sindacato deve mantenerli. Noi in Fnsi ci vogliamo stare, e abbandonando tutto sarebbe come prenderne formalmente le distanze.  Quello che Usgf non approva è l&#8217;esistenza di inutili e inaccettabili commissioni che prima della prossima tornata elettorale non avranno nemmeno il tempo di lavorare a un progetto serio.</p>
<p>La nostra priorità è ottenere un organismo di base e dimostrare che le peculiarità del lavoro autonomo non possono essere gestite da semplici commissioni,   che fanno capo alla giunta esecutiva finora  estranea ai problemi della libera professione.</p>
<p>UNIONE SINDACALE GIORNALISTI FREELANCE</p>
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		<title>Freelance, imprenditori di se stessi</title>
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		<pubDate>Sun, 16 May 2010 19:49:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>USGF</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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Ma quanto tempo perso nella lotta   per il “recupero crediti”!
E’ una “mission impossible”  parlare di giornalisti (ma soprattutto di freelance e ancora peggio  del problema dei loro  pagamenti) sui media italiani. Lo abbiamo visto,  tra l’altro, durante le trattative per il nuovo contratto. Se i  metalmeccanici  o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="margin: 1ex;">
<div>
<p><span style="font-family: Comic Sans MS; font-size: small;">Ma quanto tempo perso nella lotta   per il “recupero crediti”!</span></p>
<p><span style="font-family: Comic Sans MS; font-size: small;">E’ una “mission impossible”  parlare di giornalisti (ma soprattutto di freelance e ancora peggio  del problema dei loro  pagamenti) sui media italiani. Lo abbiamo visto,  tra l’altro, durante le trattative per il nuovo contratto. Se i  metalmeccanici  o gli insegnanti aprivano vertenze ottenevano paginoni su tutti i  quotidiani.  Che i giornalisti fossero senza contratto da ormai cinque anni non  interessava  a nessuno e, al massimo, usciva un trafiletto per annunciare uno  sciopero  o una manifestazione.</span></p>
<p><span style="font-family: Comic Sans MS; font-size: small;">Stessa cosa quando sul Corriere  della Sera è iniziata pochi mesi fa  la grande inchiesta  di Dario di Vico sulle problematiche del popolo delle partite IVA. Sono  emerse le questioni di tutte le categorie di lavoratori autonomi, ma  del dramma di chi esercita oggi la professione fuori dalle redazioni  nemmeno una riga!  Sfruttati, schiavizzati, con compensi al di  sotto del livello sopravvivenza, pagamenti mesi e mesi dopo la consegna.   Negati i diritti, negate le tutele.</span></p>
<p><span style="font-family: Comic Sans MS; font-size: small;">Altro problema, ma questo  riguarda  solo noi freelance, l’incapacità di unirci, di sapere quanti siamo,  dove siamo, che cosa facciamo. Di confrontarci per studiare assieme  le strategie e progettare obiettivi comuni. Questo è quello che l’Unione   Sindacale Giornalisti Freelance sta cercando di fare. </span></p>
<p><span style="font-family: Comic Sans MS; font-size: small;">Il pezzo che potete leggere qui  di seguito, pubblicato sul Wall Street Journal, (per ora in inglese  ma presto ne faremo la traduzione in italiano),  è un’interessante  inchiesta su come oggi una buona parte del tempo di chi esercita la  libera professione sia impiegato nel “recupero crediti”. Non manca  qualche utile consiglio che potremmo utilizzare anche noi, impegnati  in una lotta, pressoché quotidiana, per farsi pagare il dovuto.</span></p>
<p><span style="font-family: Comic Sans MS; font-size: small;">Simona Fossati</span></p>
<p><span style="font-family: Comic Sans MS; font-size: small;">Unione Sindacale Giornalisti  Freelance</span></p>
<p><span style="font-family: Comic Sans MS; font-size: small;"><span id="more-171"></span><br />
</span></p>
<p align="center"><span style="font-family: Comic Sans MS; color: #ff0000; font-size: x-large;">More   Freelancers Fight to Be Paid</span></p>
<p align="center"><span style="font-family: Comic Sans MS; color: #3366ff; font-size: small;">By   Joe Light</span></p>
<p><span style="font-family: Comic Sans MS; font-size: small;">As more people turn to freelance  and independent consulting work, they&#8217;re taking on an unexpected role:  bill collector.</span></p>
<p><span style="font-family: Comic Sans MS; font-size: small;">For New York business consultant  Christopher Santini, the pursuit for payment from one client has  practically  become a second job. Last May, a small business he consulted for went  through a merger, and the new company fell behind on payments to him.  Now, Mr. Santini, who&#8217;s been a freelance consultant since 2008, says  he is owed about $35,000, which would have accounted for almost 40%  of his annual income last year.</span></p>
<p><span style="font-family: Comic Sans MS; font-size: small;">&#8220;I started to get the standard  run around,&#8221; says Mr. Santini. &#8220;The secretary would tell me  the person I needed to speak to was out. Finally [they] started to  ignore  me and not return emails or calls.&#8221;</span></p>
<p><span style="font-family: Comic Sans MS; font-size: small;">Mr. Santini says he has spent  80 hours calling and emailing company officials. He discussed the case  with a lawyer, but decided not to bring it to court. Instead, he is  still working to get the client to pay up on his own.</span></p>
<p><span style="font-family: Comic Sans MS; font-size: small;">About 40% of freelancers had  trouble getting paid in 2009, according to a survey released in  mid-April  by the New York-based Freelancers Union, a 135,000-member organization  for independent contractors across the country in fields such as media,  technology, and advertising. It was the first year the group asked the  question on its member survey. And more than three out of four  freelancers  said they&#8217;ve had trouble getting paid over the course of their career,  according to organization.</span></p>
<p><span style="font-family: Comic Sans MS; font-size: small;">The problem could become more  acute as independent contractors emerge as a more central piece of the  work force. The financial crisis and the resulting high unemployment  thrust many professionals into the ranks of freelance workers, which  may continue to grow despite signs of an economic recovery.</span></p>
<p><span style="font-family: Comic Sans MS; font-size: small;">Littler Mendelson, a San  Francisco-based  employment law firm with 49 offices nationwide, predicts that in 2010  half of previously eliminated positions filled will be filled by  contingent  workers-such as independent contractors, freelancers, and temp  workers-accounting  for as much as 25% of the work force nationwide- based on client  interviews  and a survey conducted by a staffing analysis firm.</span></p>
<p><span style="font-family: Comic Sans MS; font-size: small;">Since independent contractors  aren&#8217;t covered by most federal employment laws, they don&#8217;t enjoy the  same legal protections on wages as permanent employees, says a spokesman   for the Department of Labor. If a permanent employee doesn&#8217;t get paid,  federal or state labor departments can fine companies and even prosecute   company executives. But independent contractors often have to turn to  the court system, in most cases small claims, if they go unpaid.</span></p>
<p><span style="font-family: Comic Sans MS; font-size: small;">To some, small-claims court can  be more trouble than it&#8217;s worth, says Sara Horowitz, executive director  of the Freelancers Union. Depending on the state, it can take months  for a case to be heard. Even if a freelancer wins, small-claims  judgments  must be collected by the plaintiff.</span></p>
<p><span style="font-family: Comic Sans MS; font-size: small;">Even before going to court,  freelancers  can spend significant time building their case. In January, Medford,  Mass., artist Charles Leo sued a California-based coffee shop and kiosk  manufacturer for $1,150, the agreed-upon fee of architectural renderings   of a coffee shop he was never paid for. Mr. Leo says he spent more than  60 hours creating the renderings-and 40 hours trying to collect payment,   gathering evidence and spending time in small-claims court. The judge  ruled in Mr. Leo&#8217;s favor and ordered the company to pay the fee, but  didn&#8217;t grant the $850 or so in punitive damages Mr. Leo requested for  his time spent on the case.</span></p>
<p><span style="font-family: Comic Sans MS; font-size: small;">&#8220;It was a piddling amount  compared to the time I had to spend pursuing it,&#8221; he says.</span></p>
<p><span style="font-family: Comic Sans MS; font-size: small;">How can a freelancer avoid  problems?  Before accepting a job, freelancers can search consumer complaint Web  sites like RipoffReport.com and industry discussion boards to make sure  the company they&#8217;re contracting with doesn&#8217;t have a history of late  payments, says Kate Lister, a former small-business consultant, and  co-author of &#8220;Undress for Success: The Naked Truth About Making  Money at Home.&#8221;</span></p>
<p><span style="font-family: Comic Sans MS; font-size: small;">Make sure to have the terms of  payment and penalties for being late built into a written contract.  Should a firm run into financial trouble, company officials typically  give priority to the contractors who have spelled out fee-based  consequences  for a late payment, says Michelle Goodman, author of &#8220;My So-Called  Freelance Life.&#8221;</span></p>
<p><span style="font-family: Comic Sans MS; font-size: small;">After a payment deadline has  passed, immediately try to connect with the person responsible for  payment  by phone. If they don&#8217;t respond, send a revised invoice with the  agreed-upon  fees or interest charges added on.</span></p>
<p><span style="font-family: Comic Sans MS; font-size: small;">Where contractors go wrong is  when they don&#8217;t act fast at the first sign of a late payment.  Freelancers  &#8220;don&#8217;t want to look like a jerk, but that&#8217;s silly. This isn&#8217;t getting  a prom date. It&#8217;s business,&#8221; Ms. Goodman says.</span></p>
<p><span style="font-family: Comic Sans MS; font-size: small;">Filing a complaint in  small-claims  court should be a last resort. As a last step before heading to  small-claims  court, send a simple letter with the amount, how long it&#8217;s overdue and  your intention to take it to court, Ms. Lister says, and copy your  lawyer,  a company board member and any relevant regulatory agencies. A complaint   about a broadcast company, for example, could be copied to the Federal  Communications Commission, which considers how a broadcaster treats  its local community when granting certain permits, Ms. Lister says.</span></p>
<p><span style="font-family: Comic Sans MS; font-size: small;">&#8220;You have to find those  pressure points that will make someone really pay attention to your  letter,&#8221; she says</span></p>
<p><span style="font-family: Comic Sans MS; font-size: small;">Printed in The Wall Street  Journal</span></div>
</div>
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		<title>Stato del giornalismo e della libera professione</title>
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		<pubDate>Wed, 05 May 2010 18:42:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>USGF</dc:creator>
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Pubblichiamo  questo documento stilato dal Gruppo Freelance dell’Ordine Nazionale, coordinato da Nicoletta Morabito (consigliere nazionale) e con la indispensabile  partecipazione di Fabio Gibellino.  Sono osservazioni sulla difficile situazione  lavorativa che stanno vivendo i giornalisti liberi professionisti  e proposte di intervento per aiutare questi colleghi a migliorare le loro condizioni.  Hanno partecipato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">
<p>Pubblichiamo  questo documento stilato dal Gruppo Freelance dell’Ordine Nazionale, coordinato da Nicoletta Morabito (consigliere nazionale) e con la indispensabile  partecipazione di Fabio Gibellino.  Sono osservazioni sulla difficile situazione  lavorativa che stanno vivendo i giornalisti liberi professionisti  e proposte di intervento per aiutare questi colleghi a migliorare le loro condizioni.  Hanno partecipato al gruppo anche Silvia Ognibene, freelance toscana, Renato  Pecorara e Andrea Merkù, consiglieri nazionali.</p>
<p><span id="more-168"></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Snellire e  delocalizzare. Anche il mondo dell&#8217;informazione cede alle logiche  industriali  del XXI secolo. Certo i motivi ispiratori sono in parte diversi e non  riconducono solamente ad una ragione economica. La rivoluzione  tecnologica  imposta da Internet ha influenzato la natura delle redazioni e lo farà  ancor di più in futuro, così come probabilmente, nel lungo termine,  rivoluzionerà persino il modo stesso di fare giornalismo, almeno se  si considerano tempi e supporti. La carta, con i suoi lunghi processi  di lavorazione non sparirà a breve, ma certo è che l&#8217;avvento di giornali   online, siti, blog e web-tv, la ricondurranno, con molta probabilità,  ad essere quel fenomeno di nicchia che era agli albori. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"><br />
</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Il risultato  è che quelle che sino a poco tempo fa erano imponenti redazioni  oggi si stanno trasformando in agili centri direzionali dove, a chi  vi è impiegato, è richiesta più la capacità  di saper cucinare un giornale piuttosto che di scriverlo. Va da sé  che il giornalista, nel senso di colui che di mestiere scova e racconta  una notizia, non è più necessario che abbia un contratto di dipendenza  con il giornale e che sia fisicamente in redazione, visto che i moderni  attrezzi del mestiere consentono di poter trasmettere il pezzo da  qualsiasi  posto del mondo senza, salvo rare eccezioni, grosse difficoltà. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">E&#8217; per questi  motivi che la figura del giornalista freelance nei prossimi anni  diventerà  fondamentale per il giornalismo. Ed per questo che già a partire da  oggi L&#8217;Ordine dei giornalisti ha il dovere di proteggere con forza  questa  sempre più crescente categoria di professionisti. Perché </span><span style="font-family: Times New Roman; color: #ff6600; font-size: small;">farlo</span><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> significherà proteggere il giornalismo stesso. E questo non vol dire  solo pensare a soluzioni di nuova concezione ma anche, e forse  soprattutto,  far sì che le norme vigenti siano effettivamente applicate.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">L&#8217;articolo  45 della legge n. 69 del 1963 recita che: “<em>Nessuno può  assumere il titolo né esercitare la professione di giornalista, se  non è iscritto nell&#8217;albo professionale. La violazione di tale  disposizione  è punita a norma degli artt. 348 e 498 del cod. pen., ove il fatto  non costituisca un reato più grave</em>”. Ma se oggi andiamo in una  qualsiasi redazione non possiamo fare a meno che notare quanto questo  sia disatteso. Vuoi per l&#8217;abuso della figura degli stagisti, vuoi per  il sempre crescente utilizzo di &#8216;penne&#8217; non iscritte all&#8217;Ordine dei  giornalisti.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">E ancora,  l&#8217;articolo  2 della stessa legge, dice che: “<em>E&#8217; diritto insopprimibile dei  giornalisti la libertà d&#8217;informazione e di critica, limitata  dall&#8217;osservanza  delle norme di legge dettate a tutela della personalità  altrui ed è loro obbligo inderogabile il rispetto della verità  sostanziale dei fatti osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà  e dalla buona fede. Devono essere rettificate le notizie che risultino  inesatte, e riparati gli eventuali errori.  Giornalisti e editori sono tenuti a rispettare il segreto professionale  sulla fonte delle notizie, quando ciò  sia richiesto dal carattere fiduciario di esse, e a promuovere lo  spirito  di collaborazione tra colleghi, la cooperazione fra giornalisti e  editori,  e la fiducia tra la stampa e i lettori</em>”. Anche qui le dissonanze  con la realtà della libera professione sono struggenti, soprattutto  nel primo e nell&#8217;ultimo comma. Questo perché il giornalismo di oggi  è legato in modo eccessivamente dipendente alla pubblicità e agli  interessi dei propri editori, che spesso sono imprenditori che trovano  in altri settori dell&#8217;economia i loro veri interessi. Da qui,  considerando  che un giornalista freelance, che non ha accesso </span><span style="font-family: Times New Roman; color: #ff6600; font-size: small;">a</span><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> nessun tipo di contratto, che vede  una costante riduzione dei compensi del proprio lavoro, quando  addirittura  non sono negati e sicuramente non sono attribuiti nei tempi previsti  dalla legge, può essere ricattabile al punto di non essere più libero  di &#8216;informare e criticare&#8217;, facendo così venir meno a quel rapporto  di fiducia con i lettori che sta alla base della professione.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Ma ad essere  ancor più ignorata è la Carta dei doveri, e lo è già a  partire dalla sua premessa: “<em>Il rapporto di fiducia tra gli organi  d&#8217;informazione e i cittadini è la base del lavoro di ogni giornalista</em>”.   Il documento ricorda poi, nei suoi principi, che “<em>il giornalista  deve rispettare, coltivare e difendere il  diritto all&#8217;informazione di tutti i cittadini</em>”, e che “<em>la  responsabilità del giornalista verso i cittadini prevale sempre nei  confronti di qualsiasi altra. Il giornalista non può  mai subordinarla ad interessi di altri e particolarmente a quelli  dell&#8217;editore,  del governo o di altri organismi dello Stato</em>”.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Più chiaro  ed esplicito di così non si può, come non si può non essere  d&#8217;accordo. Il problema è che, ripetendoci, le condizioni di lavoro  a cui sono sottoposti oggi i giornalisti freelance, e il continuo  abusare  di manodopera non iscritta all&#8217;Ordine dei giornalisti, e pertanto non  soggetta ai principi e ai dettami deontologici, non fa altro che  disgregare  irrimediabilmente quel che l&#8217;informazione ha rappresentato o dovrebbe  rappresentare nella società.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Le  considerazioni  si spingono oltre se si va a indagare più a fondo. La Carta dei doveri  dice infatti che “<em>il giornalista non può  accettare privilegi, favori o incarichi che possano condizionare la  sua autonomia e la sua credibilità  professionale</em>”, e ancora che “<em>il giornalista accetta indicazioni  e direttive soltanto dalle gerarchie redazionali della sua testata,  purché le disposizioni non siano contrarie alla legge professionale,  al Contratto nazionale di lavoro e alla Carta dei doveri</em>”,   finendo con: “<em>In nessun caso il giornalista accetta condizionamenti  dalle fonti per la pubblicazione o la soppressione di una informazione</em>”. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Ttutto questo  oggi è pura utopia. Il problema delle influenze che esercitano nelle  redazioni, e queste sui freelance, gli uffici stampa di partiti  politici,  istituzioni e aziende private, non è certo segreto. Anzi, oggi questa  dinamica è palese e, ancor più grave, considerata un componente di  routine nella costruzione di un prodotto editoriale. Non a caso, le  intromissioni e le continue collaborazioni tra redazione e uffici  marketing/pubblicità  delle case editrici rasentano il ridicolo. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">E dire che  la carta dei doveri, proprio al riguardo, asserisce che “<em>i cittadini  hanno il diritto di ricevere un&#8217;informazione corretta, sempre distinta  dal messaggio pubblicitario e non lesiva degli interessi dei singoli</em>”,   specificando che “<em>i messaggi pubblicitari devono essere sempre  e comunque distinguibili dai testi giornalistici attraverso chiare  indicazioni</em>”.  Non solo perché, continua il documento, “<em>il giornalista  è tenuto all&#8217;osservanza dei principi fissati dal Protocollo d&#8217;intesa  sulla trasparenza dell&#8217;informazione e dal Contratto nazionale di lavoro  giornalistico; deve sempre rendere riconoscibile l&#8217;informazione  pubblicitaria  e deve comunque porre il pubblico in grado di riconoscere il lavoro  giornalistico dal messaggio promozionale</em>”. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Di fronte a  questo, e ragionando per assurdo, il giornalismo, il giornalista e il  lettore dovrebbero sentirsi ben più che protetti. Invece no, la  realtà ci racconta un&#8217;altra storia e la racconta ancor di più  al giornalista freelance, spesso talmente sottopagato e talmente  ricattabile  da essere costretto a scordarsi di avere anche dei doveri. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">E allora, per  sopravvivere, o per arricchirsi, il giornalista inizia ad ignorare che  “i<em>l giornalista rifiuta pagamenti, rimborsi spese, elargizioni,  vacanze gratuite, trasferte, inviti a viaggi, regali, facilitazioni  o prebende, da privati o da enti pubblici, che possano condizionare  il suo lavoro e l&#8217;attività redazionale o ledere la sua credibilità  e dignità professionale</em>”. A volte lo fa per necessità, basta  pensare ad un giornalista freelance che si occupa di turismo e che ogni  volta che consegna un reportage di viaggio non si vede rimborsate le  spese dalla redazione. Certo è che poi, da invitati, tutti i resort  diventano belli e accoglienti, costringendo il lettore tradito a cercare   la critica vera nei vari blog dei turisti offerti dalla rete.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">A tal proposito   è bene ricordare che la Carta dei diritti stilata dalla International  Federation of Journalist al suo articolo 2 dice che: “<em>Ogni freelance  dovrebbe beneficiare dei medesimi diritti pro- fessionali di un  lavoratore  dipendente, degli stessi diritti a reperire le informazioni, proteggere  le fonti e difendere le norme etiche</em>”.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Tornando invece   alla nostra Carta dei doveri, e toccando un altro particolare della  professione, emerge che: “<em>Il giornalista non assume incarichi e  responsabilità in contrasto con l&#8217;esercizio autonomo della professione,  né può prestare il nome, la voce, l&#8217;immagine per iniziative  pubblicitarie  incompatibili con la tutela dell&#8217;autonomia professionale</em>”. Anche  qui le cose stanno un po&#8217; diversamente da come dovrebbero essere. E&#8217;  il caso di freelance che incaricati di occuparsi di uffici stampa,  pubblici  e privati, che talvolta, in pieno conflitto d&#8217;interesse, al lancio del  loro comunicato fanno seguire pure un pezzo per qualche giornale. O,  come accade sovente nel mondo della moda, ma questo avviene soprattutto  tra i contrattualizzati, realizzano cartelle stampa profumatamente  pagate  con il tacito accordo di ben recensire una sfilata.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Visto ciò,  e con tono volutamente provocatorio, tra le parti più disattese  della Carta dei doveri, quelle riferibili alle materie economiche, sono  quelle più giustificabili. Il documento in materia dice che il  giornalista “<em>&#8230;non può subordinare in alcun caso al profitto  personale o di terzi le informazioni economiche o finanziarie di cui  sia venuto comunque a conoscenza, non può  turbare inoltre l&#8217;andamento del mercato diffondendo fatti e circostanze  riferibili al proprio tornaconto</em>”, e ancora che “<em>il giornalista  non può scrivere articoli o notizie relativi ad azioni sul cui andamento   borsistico abbia direttamente o indirettamente un interesse finanziario,   né può vendere o acquistare azioni delle quali si stia occupando  professionalmente  o debba occuparsi a breve termine</em>”. La crisi finanziaria che ha  colpito tutto il mondo e che per assurdo alla fine è stata pagata a  caro prezzo anche dai giornali non può far altro che alimentare il  sospetto che queste direttive non siano state pienamente rispettate.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Ora, visto  e considerato quanto scritto finora, non resta che interrogarsi sul  come l&#8217;Ordine dei giornalisti possa tutelare il giornalismo e i  giornalisti  da tutto questo. Soprattutto partendo dalla condizione dei freelance,  ribadendo come questa sarà la professione del futuro. Oggi la Legge  n. 63 del 1969, nel suo titolo III, Della disciplina degli iscritti,  dedica agli articoli che vanno dal 51 al 55, una serie di sanzioni  disciplinari,  che però oggi paiono insufficienti, sia per importanza che per metodo.  Dunque la necessità è duplice. In primo luogo forse andrebbero riviste  e potenziate le sanzioni stesse, ma in secondo luogo, è assolutamente  imperativo che l&#8217;Ordine dei giornalisti si faccia promotore di  iniziative  volte al miglioramento della qualità di vita, e con queste intendiamo  il rispetto delle regole da parte degli editori. Perché non è più  possibile credere che quegli aspetti della professione che per  tradizione  sono delegati all&#8217;attività sindacale non interessino in prima persona  la deontologia e la qualità del giornalismo stesso. </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: large;"><strong><span style="text-decoration: underline;"> Definizione di  giornalista  freelance</span></strong></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Premessa: Il  giornalista libero professionista (freelance) è una figura essenziale  del sistema dei media. E’ iscritto all’Ordine dei giornalisti &#8211;  Lavora in modo autonomo e indipendente &#8211; Propone e/o realizza articoli,  servizi, interviste, inchieste per quotidiani, periodici, siti internet,   radio e televisioni &#8211; Rispetta le regole etiche e deontologiche della  professione.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Definizione: </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"><strong>Viene  definito  freelance il giornalista professionista che esercita la professione  in modo esclusivo e in forma autonoma, indipendente e senza avere  rapporti  di lavoro subordinato. E&#8217; definito freelance anche il giornalista  pubblicista  che esercita la professione in modo prevalente (pari cioè  a oltre la metà del reddito derivante da lavoro) senza che abbia alcun  genere di rapporti di lavoro giornalistico subordinato. Il giornalista  freelance è iscritto alla Gestione Separata dell&#8217;Inpgi e opera nel  rispetto dei principi costituzionali di libertà  di espressione, di pluralismo e delle norme giuridiche e deontologiche  previste per la professione giornalistica.</strong></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: large;"><strong><span style="text-decoration: underline;"> Richiesta  istituzione elenco freelance</span></strong></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Il giornalista  freelance necessita, ora più che mai, di riuscire a delineare  esattamente la propria identità e di rafforzare la sua appartenenza  alle Istituzioni preposte alla tutela, alla  rappresentanza,  all’accrescimento  professionale, alla previdenza sociale. Non basta essere iscritto  all’Ordine  regionale nell’elenco dei pubblicisti o dei professionisti, sarebbe  utile, anzi indispensabile creare un elenco dei freelance, non  ufficiale,  in cui inserire i giornalisti che presentino una autocertificazione  in cui attestino sotto la loro responsabilità che hanno i titoli per  essere inseriti in questa particolare categoria. Titoli chiaramente  spiegati nella definizione di freelance che si propone. Indispensabile  è infatti portare chiarezza sulle varie figure di giornalista che si  stanno diffondendo nel mondo dei media. Il freelance ha una connotazione   precisa ben diversa dal collaboratore occasionale che svolge il suo  principale lavoro in altri settori.  La proposta comprende anche  un esempio  di scheda da compilare. Naturalmente questo progetto  dovrà essere condiviso dagli Ordini regionali, ma nulla vieta che si  cominci partendo dall’Ordine nazionale che potrebbe anche istituire  un elenco telematico sul sito nazionale. Successivamente se il progetto  riuscirà a prendere corpo sarà possibile anche richiedere un breve  curriculum da inserire nel sito. L’elenco a questo punto si potrebbe  suddividere per settori di appartenenza. Sarebbe interessante prendere  contatti anche con la Fieg per capire se una iniziativa di questo genere   potrebbe essere utile anche all’editoria. </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: medium;"><strong><span style="text-decoration: underline;"> Richiesta di  aggiornamento  di un tariffario</span></strong></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Le prime parole   della Costituzione italiana dicono che “<em>L&#8217;Italia  è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro</em>”.  E dato  che il lavoro occupa un ruolo così importante nell&#8217;economia della  società,  l&#8217;articolo 36 recita che: “<em>Il lavoratore ha diritto ad una  retribuzione  proporzionata alla quantità e qualità  del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé  e alla famiglia un&#8217;esistenza libera e dignitosa. La durata massima della   giornata lavorativa è stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto  al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può  rinunziarvi</em>”. Ora, partendo dal presupposto che chiunque produca  un reddito sia un lavoratore, giornalisti freelance compresi, è bene  che il diritto ad una giusta retribuzione sia garantito a tutti. E&#8217;  per questo motivo che si chiede all&#8217;Ordine dei giornalisti di farsi  carico di un&#8217;iniziativa che abbia proprio lo scopo di tutelare quei  suoi iscritti che non sono tutelati da un contratto. Fissare un  tariffario,  magari legandolo alle oscillazioni del costo della vita elaborato da  Istat, non è più una questione puramente sindacale, ma diviene anche  una forma di protezione verso quel principio, deontologico, di reciproco   rispetto tra giornalismo e lettore. Garantire un&#8217;esistenza libera e  dignitosa significa migliorare la qualità dell&#8217;informazione. E  beninteso,  così facendo, non si sta chiedendo di tutelare i giornalisti freelance,  quello è un compito che continuerà ad essere affidato al sindacato,  ma di tutelare il giornalismo stesso.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: large;"><strong><span style="text-decoration: underline;"> La questione  dell&#8217;antitrust</span></strong></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Come ben  sappiamo  per l&#8217;Autorità garante della concorrenza e del mercato l&#8217;esistenza  di un tariffario di compensi minimi non fa altro che condurre ad una  restrizione della libera concorrenza. La legge Bersani n. 248/2006,  per quanto buona possa essere in campo economico o in altri campi  professionali  se considerata nel mondo del giornalismo ha il grosso limite della  superficialità.  Lo ha perché in primo luogo si convince che il tariffario nel  giornalismo  possa influenzare direttamente il libero mercato a discapito dei  cittadini,  cosa non vera perché i prezzi dei giornali sono fissati secondo altri  parametri. Secondo perché non considera che i giornalisti freelance  non offrono la propria professionalità direttamente all&#8217;utente finale,  ma bensì ad un&#8217;impresa. Terzo perché considera il giornalismo come  un qualsiasi bene di consumo quando invece non solo non lo è, ma è  un errore imperdonabile considerarlo tale.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Quello che  la legge Bersani ha ignorato è che il giornalismo non si valuta in  quantità economica, ma in qualità, ovvero: veridicità dei fatti,  integrità morale e, soprattutto, rispetto per il lettore. Non a caso  esistono un Ordine dei giornalisti e una Carta dei doveri del  giornalista.  Ma tutto ciò non interessa la 248/2006 che di fatto, in nome di una  presunta libertà di mercato, cancella indirettamente tutti i principi  fondamentali della professione aprendo di fatto la strada ad un  giornalismo  che tale non sarà più, piegato oltremodo a logiche di marketing e  di interessi particolari e andando così a ledere la tutela e il rispetto   per i consumatori, cioè di coloro che, ironia della sorte, la legge  stessa vorrebbe difendere.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Fortunatamente  in materia è intervenuta la Corte di cassazione che con la sentenza  n. 11011 del 13 maggio 2009 dice che il compenso del giornalista  freelance  non può essere stabilito in modo arbitrario dall&#8217;editore, ma deve essere   frutto di un accordo, e se così non fosse saranno applicate le tariffe  professionali stabilite dall&#8217;Ordine dei Giornalisti. Secondo la  giurisprudenza  quindi il compenso da lavoro autonomo del giornalista va effettuato  secondo i criteri fissati dall’art. 2233 del codice civile (che  disciplina  i compensi spettanti ai prestatori d’opera intellettuale, quali sono  i giornalisti): dunque in primo luogo va determinato sulla base di un  accordo tra le parti (non può essere fissato quindi in modo arbitrario  dall’azienda) quindi, in secondo luogo, se non c’è l’accordo,  il giornalista va pagato sulla base delle tariffe professionali vigenti.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Ora non resta  che spingere lo stesso Ordine dei giornalisti ad intervenire in questa  direzione, partendo dal presupposto che la Commissione cultura della  Camera dei Deputati ha iniziato a discutere alcune modifiche della legge   istitutiva dell’Ordine dei giornalisti, la n. 69 del 1963 che non  prevedono però nessun riferimento alle tariffe minime, cosa che invece  e tanto per fare un esempio, gli avvocati hanno discusso e potrebbero  invece riottenere a breve.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: large;"><strong><span style="text-decoration: underline;"> Deontologia  e questione europea</span></strong></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">La questione  della tutela dei freelance non è solo italiana. La crisi che sta  colpendo il settore miete vittime in tutta Europa. Certo, in Italia  la cosa assume connotati peggiori perché già prima si partiva  con un grosso handicap rispetto a quanto succede altrove. Detto ciò,  e considerando che il rispetto della deontologia professionale è un  qualcosa che interessa il giornalismo di ogni dove, abbiamo chiesto  un parere alla Commissione europea. Il punto di partenza è quello ormai  noto in queste pagine. Al commissario europeo per media e informazione  Viviane Reding abbiamo chiesto la possibilità di supportare un progetto  o uno studio diretto alla concessione su scala comunitaria di un  tariffario  per i giornalisti freelance, ovviamente con parametro sul costo della  vita dei singoli paesi. La risposta, per mano di Rudolf Strohmeier,  capo di gabinetto del commissario, purtroppo non è stata incoraggiante,  ma solamente perché questo genere di competenze sono a carico delle  singole nazioni. Ma ciò non toglie che l&#8217;Ordine non possa intervenire  attraverso gli europarlamentari.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: large;"><strong><span style="text-decoration: underline;"> Deontologia  e &#8216;Codice etico per gli editori&#8217;</span></strong></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Finora si è  discusso di quali sono i doveri dei giornalisti e si è parlato di cosa  possono e non possono fare. Nulla però si è detto su quali devono  essere i doveri di un editore. A nostro parere l&#8217;Ordine dei giornalisti  dovrebbe attivarsi perché anche agli editori vengano imposti per legge  dei doveri ben precisi. Siamo convinti che istituendo una sorte di  garante,  o una commissione <em>ad hoc</em>, molti dei problemi che affliggono la  professione, soprattutto dal punto di vista dei freelance, si  risolverebbero  in breve tempo. Quello che l&#8217;Ordine dovrebbe chiedere a Governo e  Parlamento,  è che finanziamenti e agevolazioni in essere per le società editrici  siano erogate solo ed esclusivamente se l&#8217;editore è in perfetta regola  con tutti quelli che sono i normali rapporti di lavoro con dipendenti  e, soprattutto liberi professionisti. Ossia, che non abusino di  stagisti,  di manodopera non iscritta all&#8217;ordine, che paghino il giusto e nei tempi   giusti i propri collaboratori, che paghino inpgi e inpgi2 nei tempi  e nei modi previsti, che non abbiano in corso cause di lavoro, di  mobbing  e che non siano coinvolti in procedimenti legati a commistioni  pubblicitarie  o di false informazioni. Siamo convinti che se tutto questo fosse  rispettato,  non solo ci sarebbero freelance in grado di poter svolgere con dignità  la loro professione, ma ci sarebbe un giornalismo decisamente migliore. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: large;"><strong><span style="text-decoration: underline;"> Comportamento  etico tra contrattualizzati e freelance</span></strong></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Uno dei tanti  compiti dell’Ordine dei giornalisti è quello di vigilare sul  comportamento  etico tra i colleghi giornalisti come recita l’ultima parte dell’Art.  2 della legge istitutiva dell’Ordine: “<em>&#8230; Giornalisti ed editori  sono tenuti a rispettare il segreto professionale sulla fonte delle  notizie, quando ciò sia richiesto dal carattere fiduciario di esse,  e a promuovere lo spirito di collaborazione tra colleghi, la  cooperazione  fra giornalisti e editori, e la fiducia tra la stampa e i lettori</em>”.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Parole che  non trovano grande applicazione nelle redazioni dove, per i più  svariati motivi, i freelance non sono quasi mai difesi dai colleghi  contrattualizzati con cui hanno rapporti di lavoro, ne tanto meno dai  capiredattori o dai direttori. Per esempio una componente essenziale  del lavoro indipendente è la formulazione di proposte: sono l’essenza  della libera professione. Sarebbe opportuno che i capiredattori e i  capiservizio si impegnassero ad approvarle o a rifiutarle entro un  periodo  fisso e a evitare, come purtroppo spesso accade, di farle proprie. Si  chiede all&#8217;Ordine  dei giornalisti che si attivi perché ci sia più  rispetto tra colleghi. Nel caso frequente di riduzioni di compensi (tra  l&#8217;altro illegittimi), pagamenti mancati, pezzi accettati e mai  pubblicati  (quindi nemmeno pagati), siano aiutati dai loro colleghi  contrattualizzati,  spesso  distratti o indifferenti a queste problematiche che rendono  difficile il lavoro dei freelance. </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">GRUPPO DI LAVORO FREELANCE</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Coordinatrice: <strong>Nicoletta  Morabito</strong> (consigliere nazionale)</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Componenti: <strong>Remo Pecorara</strong> (consigliere nazionale); <strong>Andrea Merkù</strong> (consigliere nazionale); <strong> Fabio Gibellino</strong> (giornalista freelance professionista); <strong>Silvia  Ognibene</strong> (giornalista freelance professionista)<br />
</span></p>
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		<title>IL PRIMO SITO DI GIORNALISMO ON DEMAND</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Apr 2010 09:38:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>USGF</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Finalmente anche in Italia, come  succede negli USA da diversi anni, i lettori diventano editori,  decidendo  e sostenendo finanziariamente le inchieste e i servizi  da pubblicare.  Quelli che gli italiani vorrebbero veramente leggere. 
L’USGF (Unione Sindacale  Giornalisti  Freelance), lunedì 12 aprile ha presentato al Circolo della Stampa  di Milano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Calibri; font-size: small;"><em>Finalmente anche in Italia, come  succede negli USA da diversi anni, i lettori diventano editori,  decidendo  e sostenendo finanziariamente le inchieste e i servizi  da pubblicare.  Quelli che gli italiani vorrebbero veramente leggere. </em></span></p>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">L’USGF (Unione Sindacale  Giornalisti  Freelance), lunedì 12 aprile ha presentato al Circolo della Stampa  di Milano questa iniziativa rivoluzionaria nel mondo dei media. Il  giornalismo   on demand  è considerato in altri Paesi una delle fonti primarie di  informazione. I giornali cartacei rischiano  di scomparire,  mentre i  giornali online diventeranno col tempo a pagamento. La gente è ormai  stanca di pagare per avere in cambio giornalismo censurato e fazioso. </span></p>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Ecco allora il sito </span><a href="http://www.dig-it.it/" target="_blank"><span style="font-family: Calibri; color: #0000ff; font-size: small;"><span style="text-decoration: underline;">www.dig-it.it</span></span></a><span style="font-family: Calibri; font-size: small;"> che propone inchieste giornalistiche e l’utente   della Rete decide, se sono interessanti, di comprarle. Le proposte  possono  arrivare non solo dal giornalista, ma anche dal lettore stesso  interessato  a un determinato argomento. La redazione esamina  i suggerimenti e li  inserisce nel sito  al vaglio dei lettori. </span></p>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Ogni inchiesta, articolo o reportage  ha un suo costo stabilito dal lavoro del giornalista freelance e dalle  spese sostenute. Gli utenti pagano una quota di una grande  sottoscrizione  popolare. L’offerta di denaro non ha né un limite minimo, né un  limite massimo. Raggiunta la cifra parte il lavoro e appena è pronto  si mette on-line. Questa è una nuova e importante opportunità per  tutti i giornalisti freelance che finalmente non saranno più “schiavi”  degli editori, ma diventeranno artefici del loro lavoro e saranno pagati   entro i famosi 30 giorni dalla consegna stabiliti dalla legge, cosa  che non succede con gli editori. I servizi potranno essere sviluppati  utilizzando diverse modalità: video, fotografia e testo. Il contenuto  dell’articolo viene messo on-line secondo le vigenti norme del diritto  d’autore e del copyright e chiunque può riprenderlo con la citazione  dell’autore.</span></p>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Nicoletta Morabito </span></p>
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		<title>L&#8217;USGF scrive all&#8217;Ordine nazionale. L&#8217;incontro con Alfano sia un&#8217;occasione per un tariffario con valore di legge</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Apr 2010 06:30:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>USGF</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[L’Unione Nazionale  Giornalisti Freelance ritiene gli Stati Generali degli Ordini  professionali  convocati dal Ministro della Giustizia Angelino Alfano per il 15 aprile  un’occasione unica per introdurre un tariffario professionale, con  valore di legge,  per tutti i giornalisti freelance. Per   ridare dignità a chi oggi viene sfruttato e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"><strong><span style="text-decoration: underline;">L’Unione Nazionale  Giornalisti Freelance ritiene gli Stati Generali degli Ordini  professionali  convocati dal Ministro della Giustizia Angelino Alfano per il 15 aprile  un’occasione unica per introdurre un tariffario professionale, con  valore di legge,  per tutti i giornalisti freelance. Per   ridare dignità a chi oggi viene sfruttato e sottopagato. L’USGF  scrive a Del Boca e a Jacopino perché  si facciano con forza interpreti delle</span></strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">inderogabili  esigenze  di chi esercita la professione fuori dalle redazioni</span></strong> </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Caro Presidente, caro  Segretario,</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">in seguito alla notizia  pubblicata  sul Corriere della Sera della convocazione da parte del ministro della  Giustizia Angelino Alfano per il 15 aprile prossimo degli Stati generali   degli ordini professionali e della possibile reintroduzione delle  tariffe  minime, chiediamo a codesto Ordine di farsi interprete delle esigenze  dei giornalisti freelance che oggi sono pagati anche pochi euro per  il proprio lavoro. Se per gli iscritti agli altri ordini professionali  il decreto Bersani poteva avere senso perché dava la possibilità al  cliente di negoziare la parcella, per i giornalisti questo non poteva  accadere e non è accaduto, in quanto i loro committenti sono gli  editori.  La loro abolizione oltre ad aver danneggiato la categoria dei  giornalisti  freelance, sottopagata, ha danneggiato anche la qualità  dell’informazione  creando solo ostacoli alla libertà e alla crescita dei cittadini.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Ricordiamo anche la recente  sentenza della Corte di Cassazione sui compensi minimi: i giudici hanno  dato ragione a un collega pagato con un compenso indecente, condannando  l’editore a integrare la differenza con quanto previsto dal tariffario  dell’Ordine. In particolare, la Suprema Corte ha ribadito che, in  mancanza di un accordo con l’azienda, al giornalista spetta il compenso  previsto dalle tariffe professionali.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Disponibili a un incontro per  chiarire ulteriormente le nostre posizioni, auspichiamo che il nostro  Ordine si faccia portavoce delle nostre richieste. </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"><em>Roma, 7 aprile 2010</em></span></p>
<p align="center"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Cordiali saluti</span></p>
<p align="center"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Unione Sindacale   Giornalisti Freelance</span></p>
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		<title>CONFERENZA STAMPA GIORNALISMO ON DEMAND</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Apr 2010 20:47:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>USGF</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Lunedì 12 aprile ore 18.30 al Circolo della Stampa, sala Tobagi,
USGF (Unione Sindacale Giornalisti Freelance) ha organizzato un incontro per presentare gli artefici di un nuovo portale di giornalismo on demand. 
Da pochi giorni il portale è on line e ha bisogno di  collaboratori freelance e delle loro idee. 
Come funziona? Il giornalista propone [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;" align="center"><strong>Lunedì 12 aprile ore 18.30 al Circolo della Stampa, sala Tobagi,</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>USGF</strong><span style="font-weight: normal;"> (Unione Sindacale Giornalisti Freelance) ha organizzato un incontro per<span> </span>presentare<span> </span>gli artefici di un nuovo portale di giornalismo on demand. </span></p>
<p style="text-align: justify;">Da pochi giorni il portale è on line e ha bisogno di <strong><span> </span>collaboratori freelance</strong><span style="font-weight: normal;"> e delle loro idee. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come funziona?</strong><span style="font-weight: normal;"> Il giornalista propone un’inchiesta, il cui tema è divulgato attraverso il sito, con l’indicazione del relativo compenso<span> </span>stabilito  in accordo con lo stesso giornalista. L’inchiesta viene realizzata solo una volta raccolti i soldi necessari spediti direttamente dai cittadini interessati. </span></p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>giornalismo on demand</strong><span style="font-weight: normal;"> ci offre quindi la possibilità di non essere più al servizio di un editore/padrone e di decidere il compenso che ci spetta.<span> </span></span></p>
<p style="text-align: justify;">I <strong>contenuti</strong><span style="font-weight: normal;"> possono essere notizie di respiro internazionale, ma anche nazionale o locale; i settori spaziano da ingiustizie e sprechi, salute, benessere  e inquinamento  ambientale, realtà giovanili e altri argomenti non toccati dai media ufficiali. Il tutto eseguito con la massima trasparenza e informativa ai lettori.</span></p>
<p style="text-align: justify;">Al termine dell’incontro, seguirà un <strong>aperitivo</strong><span style="font-weight: normal;"> gentilmente offerto dai nostri ospiti.</span></p>
<p style="text-align: justify;">Confermate la vostra presenza a: <a href="mailto:freelance@usgf.it" target="_blank">freelance@usgf.it</a></p>
<p style="text-align: justify;">Vi<span> </span>aspettiamo numerosi.</p>
<p style="text-align: justify;">Simona Fossati, Luisa Espanet, Marilisa Verti, Nicoletta Morabito, Giuliana Valcavi.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>NUOVE OPPORTUNITA’ DI LAVORO PER I FREELANCE</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Mar 2010 22:10:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>USGF</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Sta nascendo a Milano un sito / portale che accoglie il giornalismo d’inchiesta sostenuto dal finanziamento delle comunità dei cittadini.
L’inchiesta, proposta dal giornalista, parte quando viene riconosciuta come un valore dai membri di una comunità. Si stabilisce con il giornalista coinvolto quanto costerà e si raccolgono i soldi necessari spediti dai cittadini interessati.  Raggiunta la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sta nascendo a Milano un sito / portale che accoglie il giornalismo d’inchiesta sostenuto dal finanziamento delle comunità dei cittadini.</p>
<p>L’inchiesta, proposta dal giornalista, parte quando viene riconosciuta come un valore dai membri di una comunità. Si stabilisce con il giornalista coinvolto quanto costerà e si raccolgono i soldi necessari spediti dai cittadini interessati.  Raggiunta la cifra, parte l’inchiesta che poi verrà pubblicata sul sito.</p>
<p>I contenuti possono essere notizie di respiro internazionale, ma anche nazionale o locale; i settori spaziano da ingiustizie e sprechi, salute, benessere  e inquinamento  ambientale, realtà giovanili, argomenti non toccati dai media ufficiali.</p>
<p>Il tutto eseguito con la massima trasparenza e informativa ai lettori.</p>
<p>L&#8217;USGF vi terrà informati sull&#8217;evoluzione del progetto e quindi sulle nuove opportunità di lavoro riservate a tutti i nostri soci. Se non lo avete ancora fatto compilate il modulo on line per completare la vostra iscrizione all&#8217;Unione Sindacale Giornalisti Freelance. Ricordate che per far parte dell&#8217;USGF è necessaria l&#8217;iscrizione alla vostra Associazione regionale di stampa, quindi iscrivetevi subito.</p>
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		<title>Mercoledì va in scena la cena dell&#8217;USGF</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 09:21:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>USGF</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Cari amici,
come di consueto il prossimo mercoledì 3 marzo si terrà la cena dei
freelance al Circolo della Stampa,  corso Venezia 16, ore 20.
Non sarà però una cena come tutte le altre,  perché da questa data in avanti
la cena dei freelance sarà organizzata dall’USGF (Unione Sindacale
Giornalisti Freelance) che ben conoscete.
Non ci saranno direttori presenti perché per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari amici,<br />
come di consueto il prossimo mercoledì 3 marzo si terrà la cena dei<br />
freelance al Circolo della Stampa,  corso Venezia 16, ore 20.</p>
<p>Non sarà però una cena come tutte le altre,  perché da questa data in avanti<br />
la cena dei freelance sarà organizzata dall’USGF (Unione Sindacale<br />
Giornalisti Freelance) che ben conoscete.</p>
<p>Non ci saranno direttori presenti perché per questa volta vorremmo parlare<br />
tra noi dell’USGF e dei nostri progetti.<br />
Vi racconteremo anche le ultime vicissitudini tra USGF e FNSI.</p>
<p>L’appuntamento è storico, è la prima cena targata USGF e quindi vi<br />
aspettiamo numerosi.<br />
Ricordiamo, a chi ancora non lo sapesse che USGF ha un suo sito :<br />
<a href="../" target="_blank">www.usgf.it</a> dove troverete molte notizie interessanti.</p>
<p>Vi preghiamo di confermare la vostra presenza a : <a href="mailto:freelance@usgf.it">freelance@usgf.it</a></p>
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