INTERCETTAZIONI/Lo sciopero va fatto, ma durante i mondiali
Il segretario della Fnsi (Federazione Nazionale della Stampa Italiana), Franco Siddi ha annunciato per il 9 luglio “la giornata del silenzio per la stampa italiana con lo sciopero generale contro il ddl intercettazioni. Dovrà coincidere con la giornata finale di discussione del ddl – ha spiegato Siddi – quindi se sarà altrimenti cambieremo la data”. No, davvero, una volta in più c’è qualcosa che non si capisce. Abbiamo una occasione d’oro: i mondiali di calcio, e si aspetta il 9 luglio?
Da anni l’Italia è un regime mediatico. Non lo si può ignorare. Le marchette più succose, quelle meglio confezionate, sono politiche, perché hanno permesso un letargo progressivo dei cervelli e della volontà di azione. La nostra categoria ha delle responsabilità molto forti su quanto sta accadendo.
Poi è vero, ci sono le eccezioni, con colleghi coraggiosi, articoli seri, trasmissioni che non hanno chinato la testa. E’ un fronte che va allargato, perché serve a mantenere viva la libertà, che non è misurabile, ma è come l’aria, serve a tenerci in vita.
E’ vero, siamo delusi da questo sindacato che ha firmato un contratto infame, che cialtronescamente gioca sulla pelle dei freelance, che si indigna a parole, e nella pratica non agisce, ma almeno questa volta ci aspettavomo un sussulto di coraggio, di dignità: uno sciopero a oltranza, per esempio, a partire dai mondiali tanto per far vedere che abbiamo muscoli da mostrare e per avvisare il padrone del vapore che questa volta, no. Questa volta non si cede a meno che il ddl non sia cambiato, anzi cancellato.
Ci hanno insegnato che queste azioni si promuovono prima, e non dopo, quando è troppo tardi. Molto più serio l’Ordine, che invita alla disobbedienza civile. Dice il segretario nazionale dell’Ordine, Enzo Iacopino, in un comunicato: ”L’Ordine risponderà in sintonia con gli altri enti di categoria a questa sfida che è un atto di violenza alla Costituzione e ai cittadini italiani”.
“Il tempo delle parole è purtroppo finito – continua Iacopino – ed ha spazzato via la speranza”. L’Ordine spera che ci sia la possibilità “che la Camera recuperi spazi che garantiscano ai cittadini il diritto di essere informati in maniera piena. Ma c’è la consapevolezza che la determinazione di alcuni in grado di decidere con un semplice gesto chi sarà parlamentare e chi no, in occasione di elezioni nelle qual ideputati e senatori sono di fatto nominati da un gruppetto di persone, non consente di farsi illusioni di sorta”.
Pertanto sono queste le condizioni, conclude Iacopino, per dare il via alle proteste “più estreme dei giornalisti inevitabile risposta alla ostinazione e alle chiusure della maggioranza. C’è il dovere della disobbedienza civile davanti a norme che violano il diritto costituzionale dei cittadini di sapere per valutare e compiere scelte consapevoli”. Si può essere solo d’accordo. Ma rimane una domanda aperta: chi pagherà le sanzioni ai freelance che intendono difendere i diritti costituzionali e opteranno per la disobbedienza civile?
Siddi, Stigliano, Besana, diteci qualcosa, voi che siete così coraggiosi, attenti alle necessità della categoria nel suo insieme e pure combattivi!
USGF
Unione Sindacale Giornalisti Freelance




